Moda Etica,

Sostenibilità ed Economia Circolare nella Moda:
Un Viaggio nel Significato

La moda etica, la sostenibilità e l’economia circolare stanno emergendo come pilastri fondamentali nell’industria della moda contemporanea. In netta contrapposizione con le logiche e l’avidità del prepotente sistema tessile del fast fashion.
Ma cosa significano realmente?

Moda etica un impegno autentico e responsabile

La moda etica si presenta come un impegno profondo verso la giustizia sociale e ambientale, abbracciando un approccio olistico che va al di là della creazione di capi di abbigliamento alla moda.
La sua fondamentale premessa è la consapevolezza che la responsabilità sociale e ambientale non debba essere una semplice considerazione opzionale, ma una parte intrinseca di ogni fase del ciclo di vita di un capo di abbigliamento.

In primo luogo, l’attenzione verso le condizioni di lavoro giuste è cruciale. Le aziende orientate alla moda etica si impegnano a creare ambienti di lavoro dignitosi, rispettando i diritti dei lavoratori e garantendo condizioni che vanno al di là degli standard minimi.
Questo non solo riflette un impegno etico, ma contribuisce anche a elevare gli standard dell’industria nel suo complesso, dimostrando che la moda può essere sostenibile senza compromettere il benessere dei lavoratori.

Il rispetto dei diritti umani è un pilastro fondamentale della moda etica. Ciò implica non solo garantire che i lavoratori siano trattati con dignità e rispetto, ma anche eliminare qualsiasi forma di sfruttamento. L’adozione di pratiche eque contribuisce a creare una catena di approvvigionamento più etica e trasparente, in cui ogni individuo coinvolto nel processo di produzione è trattato come un partner rispettato.

Al contrario il fast fashion che ha come unico obiettivo la massimizzazione del profitto non potrà mai garantire condizioni dignitose per i suoi lavoratori. E questo in tutta la sua filiera, dai contadini nelle piantagioni agli operai nelle fabbriche. Come ci racconta Matteo Ward negli episodi nella sua docu-serie Junk in India e in Bangladesh.

La Moda Etica e l’impatto ambientale

Nel perseguire la sua missione, la moda etica si propone con determinazione di ridurre al minimo l’impatto ambientale, adottando un approccio che va ben oltre la mera selezione di materiali sostenibili. L’obiettivo di ES’GIVIEN e delle altre aziende impegnate responsabilmente in questo è ambizioso e si articola su diversi fronti, con una visione a 360 gradi mirata a trasformare l’intero panorama dell’industria della moda.

Innanzitutto, la moda etica si impegna nella riduzione delle emissioni, riconoscendo che l’impronta di carbonio dell’industria tessile è una delle principali sfide ambientali. La moda infatti rappresenta il secondo settore più inquinante dopo l’industria energetica.

Le aziende consapevoli adottano strategie per limitare le emissioni di gas serra durante tutte le fasi della produzione, dal processo di coltivazione delle materie prime al trasporto dei prodotti finiti.

Questo implica l’uso di energie rinnovabili, l’ottimizzazione dei trasporti e la scelta di metodi produttivi più efficienti dal punto di vista energetico.

La moda etica, il rispetto delle risorse

Il risparmio idrico è un altro elemento chiave nella strategia ambientale della moda etica. L’industria tessile è notoriamente assetata, richiedendo enormi quantità di acqua per processi come la tintura e la finitura dei tessuti.
Le aziende etiche si adoperano per implementare tecnologie e pratiche che riducano il consumo d’acqua, attraverso sistemi di riciclo, l’adozione di tecniche di tintura a basso impatto e la ricerca di alternative più sostenibili.

Le stampe sui tessuti ES’GIVIEN, ad esempio, sono realizzate attraverso la stampa per sublimazione o termo-stampa sublimatica che, sfruttando un processo chimico-fisico detto “sublimazione”, implica un passaggio di stato del colorante dalla fase solida direttamente a quella gassosa, senza passare attraverso la fase liquida, con un conseguente risparmio nella quantità di acqua necessaria. Parallelamente, la moda etica abbraccia l’adozione di processi di produzione più efficienti ed ecocompatibili. Ciò implica una riconsiderazione delle metodologie tradizionali, puntando verso soluzioni innovative che riducano gli sprechi di materiali, ottimizzino i cicli di produzione e incoraggino il riciclo dei prodotti a fine vita. Le aziende più lungimiranti si stanno impegnando in una vera e propria rivoluzione verde, mettendo in atto pratiche ambiziose e innovative per ridurre l’impatto ambientale.

Questo non è solo un passo verso la sostenibilità, ma una dichiarazione di intenti per contribuire attivamente a un futuro in cui la moda e l’ambiente possano coesistere in armonia.
Le aziende che condividono questa prospettiva non solo cercano di limitare il danno ambientale, ma lavorano attivamente per contribuire a un cambiamento positivo, puntando a lasciare un’impronta benefica sulla Terra. Tutta questa ristrutturazione aziendale ha dei costi di attualizzazione davvero ingenti. Costi che invece il mondo del fast fashion non conosce, occupato com’è ad ottenere/imporre i più bassi prezzi per materia prima e forza lavoro.

La puntata in Indonesia della docu-serie Junk testimonia un ecocidio inarrestabile: la dittatura della fast fashion strappa inesorabilmente terreno alla giungla autoctona a favore di piantagioni intensive di Eucalipto per la produzione di viscosa. Senza il minimo rispetto per la vita di piante, animali e uomini.

Moda Sostenibile

Con l’espressione Moda Sostenibile o Sostenibilità della Moda si intendono quei processi di progettazione e di produzione nell’industria della moda che rispettano il contesto ambientale e sociale.
Si parla di Sostenibilità Ambientale quando si adoperano materiali e lavorazioni che implicano il minor impatto inquinante sul territorio e sulla natura in generale.
Si parla di Sostenibilità Sociale (o moda etica) quando le attività economiche sono svolte nell’interesse della comunità di riferimento, che sia dando un lavoro dignitoso alla gente del territorio, piuttosto che a persone in difficoltà, o ancora attraverso donazioni o progetti a sostegno di cause sociali.

Economia Circolare vs Economia lineare

Nell’economia “normale” o lineare si prende un “capitale naturale”, per esempio del cotone, si impiega dell’energia per trasformarlo in qualcosa di utile, che poi presto o tardi viene buttato oppure riciclato solo in parte e dovrà comunque essere sostituito da altro “capitale naturale” per poter produrre nuovi prodotti.

Invece, alla base del design dell’economia circolare sta il concetto di progettare qualcosa utilizzando un materiale riciclabile all’infinito senza ulteriore input di materiale: è sufficiente una certa quantità di energia per cambiarne la forma.

E se questa energia deriva da fonti sostenibili e rinnovabili, i cicli di vita dei prodotti potrebbero costituire un sistema davvero molto sostenibile, che taglia fuori lo spreco del capitale naturale.

Quindi si potrebbe sintetizzare l’economia circolare come quel sistema che si basa sul riuso di materie/prodotti e sull’utilizzo intelligente dell’energia per la produzione degli stessi.
Le aziende che hanno scelto di percorrere un cammino ecologicamente consapevole hanno bisogno del contributo di tutti, consumatori compresi, per ottimizzare i processi e perché l’economia circolare possa diventare una realtà quotidiana.

Moda Etica e Economia Circolare, consumatori consapevoli

Il cuore pulsante della moda etica risiede nelle scelte consapevoli dei consumatori, un potente catalizzatore capace di plasmare radicalmente il comportamento delle aziende nel settore.
La consapevolezza crescente tra i consumatori sulle questioni ambientali e sociali sta trasformando il modo in cui le persone guardano ai loro acquisti di moda, rendendo le loro scelte non solo un’espressione di stile personale ma anche un atto di responsabilità sociale e ambientale.

Le decisioni del consumatore hanno un impatto diretto sulla direzione che le aziende di moda prendono. Quando i consumatori scelgono prodotti provenienti da marchi etici, stanno implicitamente sostenendo un modello di business che mette al centro la sostenibilità, l’equità e la responsabilità sociale. Questo sostegno economico da parte dei consumatori è un segnale potente, inviato direttamente alle aziende, indicando che la sostenibilità è una priorità e che esiste una domanda reale per prodotti etici.

Le aziende come ES’GIVIEN, consapevoli della necessità di questo cambiamento nella dinamica del mercato, sono spinte ad accogliere le esigenze dei consumatori.
In risposta a una crescente richiesta di trasparenza, molte aziende stanno adottando pratiche etiche e sostenibili, rendendo le informazioni sulle loro catene di approvvigionamento e le iniziative ambientali accessibili ai consumatori.
Grandi brand renderanno presto l’intera catena produttiva tracciabile per il consumatore con un semplice QR code, che sarà la carta d’identità del capo acquistato. Qui saranno raccolte tutte le informazioni relative al sourcing delle materie prime, alla confezione ed anche alla catena di vendita del capo.
Ciò non solo dimostra un impegno tangibile verso la responsabilità, ma mette anche i consumatori in una posizione più forte, permettendo loro di fare scelte informate.

IL CONSUMATORE, QUINDI, DIVENTA UN CONSUM-ATTORE FONDAMENTALE NEL PLASMARE IL FUTURO DELLA MODA ETICA.

Le decisioni quotidiane di acquisto possono innescare un effetto a catena che spinge sempre più brand a muoversi verso un modello di produzione più sostenibile.
La potenza di cambiamento risiede nelle tasche dei consumatori, che possono sostenere aziende impegnate in pratiche etiche e scoraggiare quelle che trascurano la responsabilità sociale e ambientale.

Le scelte dei consumatori quindi svolgono un ruolo cruciale nel determinare il corso della moda etica. La consapevolezza e l’educazione dei consumatori sono strumenti potenti per plasmare le pratiche delle aziende e spingerle verso un futuro più sostenibile.
Ogni acquisto rappresenta un voto per il tipo di industria della moda che desideriamo vedere, evidenziando l’importanza di fare scelte informate e responsabili.

Greenwashing

La crescente sensibilità da parte dell’opinione pubblica verso gli impatti ambientali della moda (secondo settore più inquinante dopo l’industria energetica) ha spinto le aziende produttrici ad un interesse maggiore nel comunicare la sostenibilità e la naturalità dei propri prodotti e/o processi.
Non sempre però le buone pratiche aziendali e la comunicazione delle stesse sono veritiere o corrispondenti alla realtà.

Si parla di Greenwashing per indicare quella strategia di comunicazione finalizzata a costruire un’immagine dell’azienda e dei suoi prodotti ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione del consumatore dagli effetti negativi delle loro attività o prodotti sull’ambiente.

Il cartellino “100% naturale” o l’etichetta “ecosostenibile” – per citarne qualcuno – fanno leva principalmente sulla percezione del consumatore, il quale viene ingannato attraverso claim e slogan non trasparenti, volti ad occultare il reale impatto ambientale negativo del prodotto.

La strategia del Greenwashing tende ad ingrandire, qualora ce ne siano stati, gli sforzi compiuti per diminuire l’impatto ambientale, trasmettendo, tramite pubblicità e comunicazione, un’idea di lavorazioni e prodotti rispettosi dell’ambiente. Capita così che grandi marche del fast fashion si celebrino sostenibili perché una minimissima parte della loro produzione rispetta i requisisti per definirsi tale. Metaforicamente è come dare una mano di verde ad attività e prodotti che di “verde” hanno ben poco.

La Moda Etica, il consumatore al centro delle scelte dei brand: comprare meno e comprare meglio. Il concetto di riuso

Il concetto di riuso assume un ruolo centrale nella narrazione della moda etica, in cui il consumatore informato diventa un protagonista attivo nella riduzione degli sprechi e nella promozione di un approccio più sostenibile. Questo consumatore consapevole, consacrato alla filosofia del “meno è più”, predilige pochi capi, magari leggermente più costosi, ma indubbiamente longevi e intramontabili nel loro stile. La sua scelta riflette una consapevolezza che va oltre il fugace ciclo delle tendenze, abbracciando un’impronta di consumo meno impattante e più sostenibile.

Acquistare pochi capi di alta qualità e dal design duraturo, come quelli di ES’GIVIEN, è una forma di resistenza al veloce ciclo del fast fashion.

Il consumatore informato vede oltre l’effimero fascino delle tendenze del momento e si immerge in una filosofia di consumo che mette in primo piano la durabilità e il valore intrinseco di ogni indumento. Ciò implica una considerazione attenta dei materiali utilizzati, del processo di produzione e della possibilità di riparare e riutilizzare il capo nel tempo.

Se nel modello di sviluppo circolare il riuso significa partire da oggetti/prodotti scartati per rimetterli nel ciclo di produzione per dare loro una seconda vita, dal punto di vista del consumatore la logica non è molto diversa.
Il riuso, infatti, non è solo un concetto legato al momento dell’acquisto (acquisti second-hand), ma si estende nel tempo attraverso la vita prolungata di ogni capo nel guardaroba di questo consumatore informato.

Di 100 miliardi di vestiti prodotti in un anno il 60% finisce in discarica entro il primo anno di vita degli stessi.

L’attenzione del consumatore alla qualità e alla longevità di ciò che acquista si traduce in un impatto ambientale ridotto, poiché la frequenza degli acquisti diminuisce, contribuendo così a mitigare il problema della produzione e dello smaltimento eccessivi.

Espandendo questo concetto, si rivela la vera essenza della moda etica come un impegno profondo e globale.

Il riuso non è semplicemente una strategia di marketing, ma una testimonianza di un cambio culturale radicale nell’industria della moda.

La moda etica non si ferma alla creazione di capi alla moda; piuttosto, ridefinisce il concetto di successo nell’industria, spostando l’attenzione dalla quantità alla qualità, dalla novità all’atemporalità.

In questo nuovo paradigma, stile e sostenibilità si fondono armoniosamente, dimostrando che è possibile vestirsi con gusto senza compromettere il rispetto per le persone e il nostro pianeta. La moda etica diventa così una forma di espressione che abbraccia la consapevolezza, la responsabilità e la speranza di un futuro in cui l’industria della moda è in armonia con l’ambiente e rispettosa dei diritti umani.

La Moda Etica di ES’GIVIEN

Era il 2014 quando in ES’GIVIEN le tre sorelle Zampini si chiedevano come concretizzare un vero cambiamento nel modo di fare impresa: come attualizzare la loro mission – portare un contributo oltre loro – nella pratica quotidiana.

Si iniziavano allora a studiare strategie per contemplare in parallelo produzione ed attenzione agli sprechi, crescita ed inclusione, estetica ed etica, contenuto e contenitore. Serviva una visione economica capace di diventare un tutt’uno con quella ambientale e quella sociale: nasce così #ilfashionbelloebuono.

#ilfashionbelloebuono
Un insieme di progetti di rete a sostegno di un’impresa sostenibile, progetti per favorire la parità di genere o il reinserimento di figure difficilmente occupabili, progetti a Km0 per ridurre gli scarti (mantenendo e stimolando una produzione territoriale), progetti di riuso di materiali per finalità sociali e ambientali.
Potremmo descrivere ES’GIVIEN come un artigiano contemporaneo che si occupa e pre-occupa degli scarti che immette nell’ambiente, dell’acqua che utilizza, dei solventi chimici che impiega, delle risorse che coinvolge e dei progetti che può incentivare per passare un messaggio (oltre a quello stampato nei capi) di consapevolezza nell’acquisto e di valore del prodotto/servizio (non equiparabile alle produzioni off shore dove non essendoci nemmeno il rispetto dei diritti umani non può esserci certo il rispetto del salario minimo o l’attenzione all’uso di coloranti o solventi chimici altamente inquinanti e dannosi per noi stessi ed il pianeta).

L’anno successivo, nel settembre del 2015, i paesi membri delle Nazioni Unite avrebbero sottoscritto l’AGENDA 2030 con i 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile, un programma d’azione a favore delle 5P: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership.
E naturalmente lungi da ES’GIVIEN, avrebbe detto Stephen Hawking, l’ambizione di trovare un’unica semplice ed elegante equazione per spiegare tutto.

ES’GIVIEN riceve riconoscimenti dal Senato della Repubblica come Eccellenza Italiana di Sostenibilità Sociale e Ambientale fino all’ultimo premio di Fondazione Symbola (fondazione per le qualità italiane) che sceglie ES’GIVIEN per rappresentare gli artigiani del futuro in un viaggio unico nel mondo della sostenibilità, della bellezza, della creatività e dell’artigianalità, del made in Italy, della ricerca e dell’innovazione. ES’GIVIEN, micro impresa artigiana del Made in Italy, che ha saputo raccogliere le sfide del nuovo millennio con lo sguardo al futuro e le radici nel proprio territorio.

ES’GIVIEN con il suo impegno a voler comprendere come funziona il sistema moda e cosa si possa migliorare, porta il suo piccolo ma importante contributo alla transizione ecologica che ci vede tutti attori-protagonisti, proprio come quel piccolo colibrì nell’antica fiaba africana che perseverava nel portare una goccia alla volta (grazie al suo piccolo becco) per spegnere l’incendio divampato nella foresta.

Conclusioni

La vera sostenibilità della moda non si esaurisce nella scelta di tessuti “green” (filati riciclati, tessuti organici, fibre rigenerate…) ma trova terreno di sviluppo in tutta una serie di scelte aziendali nel processo e nel prodotto, dal rispetto del personale impiegato all’attenzione agli sprechi già in fase di progettazione, dall’utilizzo di energie rinnovabili alla messa in produzione di capi duraturi e senza sovrapproduzione, dalle iniziative a carattere sociale alla sensibilizzazione del consumatore finale verso una moda bella e buona.