SLOW FASHION
OUTFIT
VS.
FAST FASHION

DAL CONSUMATORE AL CONSUM-ATTORE

L’Evolvere dell’INDUSTRIA della MODA: una VISIONE STORICA tra Fast e Slow Fashion

L’industria della moda, nel corso dei decenni, ha vissuto una metamorfosi significativa, riflettendo i cambiamenti sociali, economici e culturali.
Questa evoluzione può essere suddivisa in due fasi distintive: l’era dell’approccio artigianale orientato alla durabilità, seguita dall’avvento e dallo sviluppo del modello di consumo di massa noto come “fast fashion”.

Nei primi decenni del XX secolo e in precedenza, l’industria della moda era caratterizzata da un approccio artigianale: i capi erano realizzati con grande attenzione ai dettagli, spesso a mano, e avevano lo scopo di durare nel tempo.
La produzione non era incentrata sulla quantità, ma sulla qualità e sulla soddisfazione del cliente.

Esempi storici significativi di questo periodo includono la creazione di abiti su misura da parte di sarti rinomati come Coco Chanel e Christian Dior. Questi designer hanno posto l’accento sulla maestria artigianale e sulle tecniche di produzione di alta qualità. Gli abiti erano considerati investimenti a lungo termine, passati di generazione in generazione come pezzi di eredità.

Nei primissimi giorni del 2024, quando sul prestigioso red carpet dei Golden Globe, molte attrici e celebrità hanno scelto di presentarsi indossando magnifici abiti da sera vintage, risalenti proprio a quel periodo, questo approccio si è rivelato in tutto il suo splendore.

FAST FASHION

Dopo la seconda Guerra Mondiale e in particolare negli anni ’60 e ’70, con l’aumento della produzione di massa e l’accessibilità ai mercati globali, l’industria della moda ha iniziato a cambiare radicalmente.
L’avvento di catene di produzione efficienti ha reso possibile la produzione su larga scala, aprendo la strada al concetto di fast fashion, una moda che soddisfaceva le esigenze dei più giovani e dei meno ricchi.

Dalla fine degli anni ’90 ai primi anni 2000, catene di negozi come Zara, H&M e Forever 21 hanno introdotto un nuovo paradigma: la produzione rapida e l’offerta di tendenze di moda a prezzi accessibili. I cicli di produzione sono diventati sempre più veloci, con nuove collezioni lanciate ogni poche settimane per soddisfare la domanda incessante di novità.

Questo approccio (quello del fast fashion appunto) ha portato a cambiamenti sostanziali nella percezione della moda. I capi non erano più visti come investimenti a lungo termine, ma come articoli di consumo rapido destinati a essere sostituiti con la stessa velocità con cui nuove tendenze arrivavano sul mercato.
Da qui il calo di prezzo rispetto all’abbigliamento prodotto nei decenni precedenti.

SLOW FASHION

Nell’ultimo decennio, la consapevolezza ambientale e sociale ha stimolato una risposta contro il modello di fast fashion. Nasce così l’approccio dello slow fashion, un movimento che mira a contrapporsi alla cultura del consumo e a ristabilire valori di sostenibilità, qualità e consapevolezza.

Brand come ES’GIVIEN, Patagonia, Eileen Fisher e Stella McCartney sono diventati pionieri dello slow fashion, adottando pratiche sostenibili nella produzione e promuovendo l’etica del lavoro. Materiali riciclati, processi produttivi a basso impatto e il focus sulla durabilità dell’abbigliamento sono diventati elementi chiave di questa nuova ondata di moda responsabile.

Le implicazioni del FAST FAST FASHION per il PIANETA e per il SOCIALE

L’acquisto di capi fast fashion va oltre il semplice atto di indossare un nuovo abito. Ha infatti impatti profondi e duraturi sia per le persone che per il pianeta.
Questo modello di consumo veloce sta contribuendo a creare in modo significativo una serie di problemi ambientali, etici e sociali.

Eccessivo utilizzo di risorse naturali & inquinamento dell’acqua
Tra i principali impatti a lungo termine dell’acquisto di capi fast fashion vi sono l’eccessivo utilizzo di risorse naturali e l’inquinamento dell’acqua.
La produzione di tessuti richiede enormi quantità di acqua e molti dei processi chimici utilizzati nella tintura e finitura dei tessuti possono contaminare le risorse idriche circostanti. Le sostanze chimiche tossiche, come i coloranti azoici e i solventi, possono infiltrarsi nei corsi d’acqua, minacciando la vita acquatica e la salute umana. Per non parlare di pesticidi e insetticidi utilizzati nelle piantagioni che, con l’obiettivo di migliorare la produzione, finiscono in realtà con l’inquinare le falde acquifere sottostanti.

Rapida deforestazione  cambiamento climatico  perdita di habitat per molte specie
L’industria del fast fashion è nota per la rapida deforestazione per ottenere fibre come la viscosa o fare spazio a piantagioni di cotone.
Questa deforestazione contribuisce al cambiamento climatico e alla perdita di habitat per molte specie, creando un impatto ambientale a lungo termine che va ben oltre il ciclo di vita di un singolo capo di abbigliamento.
Non ultimo l’inserimento del seme geneticamente modificato del cotone ha fatto quasi scomparire l’originale cotone indiano.
Anche lo sfruttamento intensivo delle piantagioni con la defogliazione indotta con sostanze chimiche sintetiche e senza il principio della rotazione delle colture porta ad un rapido impoverimento dei terreni che per diversi anni non sono in grado di ospitare nuove piante.

Condizioni di lavoro disumane, tragedie umane & lavoro minorile
Oltre agli impatti ambientali, l’industria del fast fashion è intrisa di un lato oscuro che coinvolge condizioni di lavoro disumane e tragedie umane nei paesi in via di sviluppo. Per vendere prodotti a basso costo è necessario tagliare notevolmente i costi delle materie prime così come i costi di manodopera.
Questo aspetto raramente evidenziato dalla luce della moda sfrenata, racconta una storia di sfruttamento, mancanza di diritti dei lavoratori e, in alcuni casi, tragedie che hanno segnato profondamente la coscienza globale.

In diversi incidenti gravi che hanno coinvolto fabbriche di abbigliamento legate al fast fashion, molteplici operai hanno perso la vita.
Un esempio eclatante è l’incidente del Rana Plaza del 2013 in Bangladesh.
Questa catastrofe ha coinvolto un complesso di fabbriche di abbigliamento che producevano per numerose marche internazionali di fast fashion. La struttura si è parzialmente sbriciolata, causando la morte di oltre mille lavoratori e ferendone molti altri. L’evento ha portato all’attenzione mondiale le pericolose condizioni di lavoro in cui erano costretti gli operai.

Un altro caso significativo è l’incendio nella fabbrica di abbigliamento Tazreen Fashion sempre in Bangladesh nel 2012, in cui oltre cento lavoratori hanno perso la vita. Questi incidenti mettono in luce la mancanza di sicurezza nelle fabbriche di fast fashion, dove i regolamenti a tutela del lavoratore sono spesso ignorati in favore della massimizzazione dei profitti.

Oltre agli incidenti mortali, un altro problema serio e diffuso nell’industria del fast fashion è il lavoro minorile. Nei paesi in via di sviluppo, dove molte aziende trasferiscono la loro produzione per ridurre i costi, i bambini sono spesso coinvolti in lavori pericolosi e sottopagati.
In molti casi i bambini impiegati nelle fabbriche sono privati del diritto all’istruzione e costretti a lavorare lunghe ore.
Questa pratica disumana viola i diritti fondamentali dei bambini e perpetua il ciclo della povertà, impedendo loro di rompere il ciclo attraverso l’istruzione e lo sviluppo personale.

Così, la corsa al massimo profitto, caratteristica distintiva dell’industria del fast fashion, contribuisce al mantenimento di questo circolo vizioso.
Le aziende, alla ricerca di produzione economica, spesso trascurano i diritti dei lavoratori, ignorano le condizioni di lavoro e compromettono la sicurezza degli operai. Questo modello sfruttatorio, in cui la redditività viene posta sopra tutto il resto, crea una cultura in cui le vite umane diventano sacrificate sull’altare della moda conveniente e, in realtà, anche la salute dei consumatori viene messa in serio pericolo.

Le implicazioni del FAST FAST FASHION per i CONSUMATORI

L’entusiasmo per la moda spesso ci fa dimenticare il lato oscuro dei capi che indossiamo.

Nella moda fast fashion, dove le tendenze cambiano rapidamente e i capi sono accessibili a prezzi sempre più bassi, è cruciale esaminare attentamente gli impatti sulla salute umana derivanti da tessuti intrisi di prodotti chimici dannosi e microplastiche, salute sia di chi lavora questi tessuti sia di chi poi li indossa.

Trattamenti chimici aggressivi  reazioni allergiche
I tessuti utilizzati nell’industria del fast fashion spesso subiscono trattamenti chimici aggressivi durante la produzione (permessi nei paesi di origine o talvolta nemmeno dichiarati nei paesi di destinazione).
Dall’uso di coloranti azoici a sostanze chimiche come formaldeide e non solo, questi prodotti chimici possono rimanere nei tessuti finiti e entrare in contatto con la pelle durante l’uso.
La formaldeide, ad esempio, è spesso utilizzata per evitare pieghe nei tessuti e per garantire la resistenza alle rughe. Tuttavia, questa sostanza chimica è classificata come cancerogena ed è stata associata a problemi respiratori e irritazioni cutanee.
L’esposizione ripetuta a queste sostanze può avere effetti a lungo termine sulla salute, con potenziali rischi per il sistema respiratorio e il benessere generale.

Oltre ai prodotti chimici, molte stoffe sintetiche utilizzate nel fast fashion rilasciano microplastiche nell’ambiente quando vengono lavate.
Queste microscopiche particelle di plastica possono finire nei corsi d’acqua e, in ultima analisi, nell’approvvigionamento idrico, creando un circolo vizioso che coinvolge la catena alimentare e potenzialmente la nostra salute.
Quando indossiamo capi di fast fashion realizzati con tessuti contenenti microplastiche, è possibile che entriamo in contatto con queste particelle attraverso la pelle.
Sebbene le conseguenze esatte di questa esposizione siano ancora oggetto di studio, alcuni ricercatori sostengono che l’inalazione di microplastiche potrebbe avere effetti sulla salute respiratoria, mentre il contatto cutaneo potrebbe influenzare la nostra epidermide e i processi biologici sottostanti.
I tessuti di bassa qualità utilizzati nell’industria del fast fashion sono spesso prodotti con mischie di fibre sintetiche e naturali di scarsa qualità.
Questi tessuti possono causare irritazioni cutanee e arrossamenti. Inoltre, la presenza di coloranti chimici può innescare reazioni allergiche, specialmente nelle persone con pelli sensibili.

Quando il 100% cotone nasconde l’utilizzo di pesticidi, diserbanti e trattamenti chimici  danni sulla salute a lungo termine
E se scegliessimo solo capi in tessuti naturali, dalle collezioni fast fashion? Servirebbe davvero a poco. Anche il “Naturale” può Essere Dannoso.

L’etichetta “100% cotone” o “100% lino” spesso suscita l’immagine di tessuti naturali e incontaminati.
Tuttavia, la realtà dietro molte di queste dichiarazioni è meno idilliaca di quanto potrebbe sembrare. Anche se il capo vanta una composizione 100% naturale, è essenziale comprendere che il processo di produzione può implicare l’uso di composti chimici dannosi, riducendo significativamente la qualità del tessuto.
Molte aziende nel settore del fast fashion utilizzano fibra naturale di bassa qualità e la sottopongono a trattamenti chimici aggressivi per abbassarne i costi di produzione.

Il cotone, per esempio, può essere coltivato con l’uso intensivo di pesticidi e diserbanti, mentre il lino può essere soggetto a processi di lavorazione che compromettono la sua natura intrinsecamente sana.

Se sulla carta il capo sembra composto da tessuti naturali, bisognerebbe conoscere anche eventuali trattamenti chimici che possono averne alterato la qualità.
I coloranti, gli agenti sbiancanti e i fissatori utilizzati durante la produzione possono essere potenziali fonti di irritazione cutanea e possono avere effetti dannosi sulla salute a lungo termine.
E di questi trattamenti chimici il consumatore non è spesso a conoscenza.

Al confronto, tessuti tecnici evoluti come quelli prodotti e utilizzati da marchi di alta qualità come ES’GIVIEN rappresentano una vera e propria rivoluzione. L’utilizzo di fibre artificiali è seguito in ogni processo per garantire il rispetto delle normative vigenti e le varie fasi della lavorazione, dall’accoppiatura, alla laseratura fino alla stampa, sono realizzate in laboratori italiani secondo gli standard più elevati. Il risultato è un prodotto sicuro, longevo e più rispettoso delle persone e dell’ambiente.

Questi tessuti avanzati dunque non solo offrono performance superiori in termini di traspirabilità, comfort e resistenza, ma sono anche prodotti con un approccio sostenibile.

Le aziende come ES’GIVIEN pongono un’attenzione particolare sulla qualità delle fibre utilizzate, garantendo che siano trattate in modo rispettoso dell’ambiente e della salute umana.
Le lavorazioni in Italia sono infatti soggette a standard molto elevati in termini di sostenibilità e responsabilità sociale.

Lo spreco: dalla produzione al consumo finale

L’industria del fast fashion ha inoltre portato con sé un problema crescente e nascosto: lo spreco, sotto molteplici forme, che inizia dalla produzione e continua attraverso il ciclo di vita del prodotto, lasciando dietro di sé una scia di impatti negativi sull’ambiente e sulla società.
In numeri: su 100 miliardi di vestiti prodotti in un anno il 60% finisce in discarica entro il primo anno.

Produzioni in eccesso
La corsa al consumo veloce nel fast fashion porta a una produzione di massa che genera uno spreco significativo fin dalle prime fasi. Le fabbriche producono quantità eccessive di capi, spesso basandosi su previsioni errate di domanda e tendenze di mercato mutevoli.
Questo porta a un surplus di stock invenduto, che può essere destinato a inceneritori o discariche, rappresentando uno spreco enorme di risorse.
Aggiungiamoci quelle tonnellate di capi che arrivano nei mercati occidentali in condizioni invendibili (con ricami sbagliati, stampe incomplete, bottoni mancanti, cuciture storte…) il cui costo di ripristino supererebbe il prezzo di vendita. Nell’ottica fast fashion di massimizzazione dei ricavi e minimizzazione dei costi, queste tonnellate di capi finiscono nelle discariche della raccolta indifferenziata.

Acquisti in eccesso
Lo spreco nel fast fashion non si ferma alla produzione. Come sappiamo fin troppo bene, continua nel ciclo di vita del prodotto quando i consumatori acquistano capi che, spesso, sono destinati a una breve vita.
L’attrazione per i prezzi convenienti spinge molti ad acquistare più capi di quanti ne abbiano realmente bisogno, contribuendo a un eccesso di consumo.
Molti di questi capi vengono indossati solo poche volte prima di essere abbandonati nell’armadio o, peggio ancora, gettati via.
La cultura dell’”usa e getta” promossa dal fast fashion crea un ciclo continuo di acquisti impulsivi e smaltimento rapido, alimentando lo spreco e affossando ulteriormente l’industria in una mentalità di produzione continua e senza fine.
Quando i capi di fast fashion vengono gettati via, spesso finiscono in discariche, contribuendo al problema globale dei rifiuti tessili.
La maggior parte di questi tessuti non è biodegradabile e può persistere nell’ambiente per decenni.

Riciclo e rifiuti

Il riciclo dei tessuti è una sfida significativa, con molte fibre miste e processi di produzione che rendono difficile il recupero efficace dei materiali.
Il destino di molti capi di fast fashion è quindi quello di avere un impatto diretto sulla salute dell’ambiente e delle comunità locali.
Anche i rifiuti tessili, così come la produzione del fast fashion, creano un problema sociale ed ecologico di portata monumentale.
I rifiuti tessili infatti possono inquinare le acque, contribuire all’espansione delle discariche e creare condizioni insostenibili per coloro che lavorano nei luoghi di smaltimento.

SLOW FASHION: TRASPARENZA e RESPONSABILITA’ nella Produzione

Mentre l’industria del fast fashion continua a generare sprechi e impatti negativi, un’alternativa in crescita guadagna terreno: lo slow fashion.

Le marche slow fashion come ES’GIVIEN si distinguono per la loro trasparenza nella comunicazione delle pratiche di produzione.

Dal processo di selezione delle fibre alla lavorazione artigianale, queste marche offrono una visione chiara di ciò che sta dietro ogni capo. Questa trasparenza consente ai consumatori di fare scelte informate, conoscendo l’impatto del loro acquisto sull’ambiente e sulle comunità coinvolte nella produzione.

L’impegno per una produzione etica si traduce in condizioni di lavoro migliori e nell’adozione di pratiche sostenibili.

La produzione locale e l’attenzione alla qualità diventano pilastri fondamentali di marchi come ES’GIVIEN, contrastando il ciclo distruttivo del fast fashion.

L’approccio distintivo dello slow fashion di ES’GIVIEN alla qualità si manifesta in diversi aspetti, trasformando radicalmente la prospettiva dell’acquirente.
La dedizione a capi duraturi va oltre il semplice utilizzo di materiali di alta qualità; rappresenta un impegno verso la costruzione di un guardaroba solido che non subisce le effimere tendenze stagionali.

Slow Fashion: ARTIGIANALITA’ e MANIFATTURA di ECCELLENZA

Gli esperti artigiani di marchi di moda slow fashion come ES’GIVIEN lavorano con maestria e dedizione, adottando tecniche tradizionali che valorizzano la qualità e la precisione.
Ogni capo è il risultato di una lavorazione accurata, seguita in prima persona da Gaia e Nives, sottolineando l’importanza di un processo produttivo artigianale rispetto alla produzione di massa impersonale del fast fashion.
Questo approccio non solo si traduce in capi unici, ma conferisce loro una robustezza e una resistenza superiori.

Lo slow fashion pone grande enfasi sulla selezione di materiali sostenibili e di alta qualità. Aziende come ES’GIVIEN scelgono con attenzione i tessuti tecnici che non solo devono garantire comfort e prestazioni superiori, ma anche una durata eccezionale nel tempo. L’attenzione alla provenienza delle materie prime e ai processi di produzione riflette un impegno a ridurre l’impatto ambientale e a creare capi che mantengano la loro integrità nel corso degli anni.

La moda lenta abbraccia un’estetica intemporale, lontana dalle mode effimere e dalle tendenze passeggere del fast fashion.
I capi di ES’GIVIEN sono progettati con un occhio attento al design classico e alla versatilità. Questo non solo conferisce loro un appeal senza tempo, ma li rende anche adatti a diverse occasioni e stagioni. La versatilità intrinseca in ogni capo promuove un approccio di consumo più riflessivo, in cui ogni acquisto è valutato per la sua durabilità e adattabilità al contesto.

ES’GIVIEN e la Resistenza all’Obsolescenza Programmata

La cultura dell’”usa e getta” del fast fashion spinge verso l’obsolescenza programmata, incentivando i consumatori a sostituire i capi rapidamente.
Al contrario, lo slow fashion promuove la creazione di capi che mantengono la loro rilevanza e integrità strutturale nel corso del tempo.

I capi di ES’GIVIEN sono pensati per diventare pezzi fondamentali nel guardaroba di chi li indossa, resistendo alle mode passeggere e alle pressioni della veloce rotazione delle tendenze.

Anche l’impegno alla qualità nel contesto dello slow fashion, esemplificato da ES’GIVIEN, rappresenta una manifestazione tangibile di una moda che va oltre l’effimero e abbraccia un approccio duraturo e consapevole, simile ai grandi Atelier degli anni ’50 del ventesimo secolo, Chanel, Dior, Schiaparelli, per nominarne solo qualcuno.

La dedizione alla longevità dei capi diventa una dichiarazione di resistenza contro la cultura dello spreco e un invito a una riflessione più profonda su ciò che scegliamo di indossare e come contribuiamo al panorama della moda.

Fast Fashion Vs. Slow Fashion, il Ruolo Cruciale del Consumatore

Ogni acquisto è una forma di voto. Scegliere marchi come ES’GIVIEN, impegnati nella sostenibilità e nella qualità, significa votare per un’industria della moda più equa, etica e responsabile.
La consapevolezza del consumatore diventa una leva potente per spingere l’industria verso una direzione più sostenibile.
Supportare il movimento slow fashion è un atto concreto per contrastare il paradigma del fast fashion.

La richiesta di trasparenza, sostenibilità e qualità può contribuire a guidare il cambiamento nelle pratiche dell’industria della moda.

Attraverso la scelta di marche consapevoli, i consumatori diventano protagonisti di una rivoluzione silenziosa ma potente, plasmando un futuro in cui la moda non sia solo uno stile di vita, ma anche un’etica di responsabilità ambientale e sociale.

È imperativo che i consumatori diventino consapevoli di questi impatti a lungo termine e prendano in considerazione il ruolo cruciale che giocano nelle dinamiche del mercato della moda.

Scegliere di acquistare capi di fast fashion può sembrare un’opzione economica a breve termine, ma il prezzo nascosto che il pianeta e le persone pagano è troppo alto.

L’acquisto di capi fast fashion infatti non è semplicemente una questione di stile personale, ma ha impatti duraturi su scala globale.

Dall’inquinamento dell’acqua e dell’aria all’esaurimento delle risorse naturali e alle condizioni di lavoro precarie, i costi nascosti dietro il velo di vestiti convenienti sono troppo elevati.

Per un futuro sostenibile e etico, è essenziale per tutti abbracciare l’approccio dello slow fashion.
Questo significa scegliere capi di qualità, prodotti con materiali sostenibili e da aziende che praticano una produzione etica.

Inoltre, è importante sostenere iniziative che promuovono la consapevolezza del consumatore e spingono l’industria della moda verso una direzione più sostenibile e rispettosa delle persone e del pianeta.

L’economia della qualità

L’investimento in pochi capi di alta qualità rappresenta una scelta economica sagace e sostenibile. Questo approccio non solo offre un valore a lungo termine, ma si allinea anche a una filosofia di consumo più consapevole, contribuendo a ridurre gli sprechi e a sostenere pratiche etiche nell’industria della moda.

Acquistare pochi capi di altissima qualità, come quelli di ES’GIVIEN, rispetto a riempire gli armadi di capi fast fashion, può risultare molto più conveniente per il consumatore sia nell’economia domestica che a lungo termine.
Questo approccio, tipico dello slow fashion, comporta diversi vantaggi che vanno oltre il mero risparmio iniziale e si traducono in una gestione finanziaria più oculata e sostenibile.

I capi di alta qualità come quelli di ES’GIVIEN sono progettati per resistere all’usura del tempo.
Materiali di prima qualità e una lavorazione artigianale accurata conferiscono a questi capi una durabilità e una resistenza decisamente superiori rispetto ai capi fast fashion.
Mentre gli indumenti di bassa qualità possono richiedere sostituzioni frequenti a causa dell’usura e della perdita di forma, i capi di alta qualità rimangono in condizioni eccellenti per lunghi periodi, riducendo la necessità di acquisti frequenti.

La moda slow si concentra su design intramontabili e classici, tipici anche del Quiet Luxury link alla guida sul Quiet Luxury, evitando le tendenze effimere del fast fashion.
Investire in capi senza tempo significa che essi manterranno la loro rilevanza attraverso le stagioni e le tendenze in continua evoluzione, riducendo la necessità di rinnovare costantemente il guardaroba.

Avere un armadio composto da pochi capi di alta qualità significa avere uno spazio più organizzato e meno affollato.
Ciò non solo semplifica la gestione dell’abbigliamento, ma riduce anche la tentazione di acquistare impulsivamente capi che potrebbero essere di breve durata o presto superati dalle tendenze.

Sebbene il costo iniziale di capi di alta qualità possa infatti essere più elevato, il loro valore intrinseco e la durata nel tempo compensano ampiamente questo investimento.
A lungo termine, il consumatore risparmia notevolmente, evitando acquisti frequenti di capi fast fashion che possono richiedere sostituzioni più rapide e costose.

Il consumatore diventa consum-attore di una svolta necessaria

Immergersi nell’universo dello slow fashion non rappresenta soltanto un’affermazione di stile, bensì un autentico atto di responsabilità verso le generazioni future.

In questo gesto consapevole, ci eleviamo al ruolo di pionieri, donando ai nostri figli e nipoti un esempio tangibile di consumo responsabile, come un prezioso dono destinato a plasmare il loro futuro.

In un mondo frenetico e in evoluzione, la scelta di investire in capi duraturi diventa un’affermazione di impegno etico, un passo audace verso un approccio più sostenibile che trasmette entusiasmo e saggezza per le generazioni a venire.
E chissà che l’industria della moda non segua ancora una volta le richieste del nuovo consum-attore.

Conclusioni

La vera sostenibilità della moda non si esaurisce nella scelta di tessuti “green” (filati riciclati, tessuti organici, fibre rigenerate…) ma trova terreno di sviluppo in tutta una serie di scelte nel processo, nel prodotto e nelle modalità, dal rispetto del personale impiegato che lavora in ambienti adeguati e correttamente retribuito all’attenzione agli sprechi già in fase di progettazione, dall’utilizzo di energie rinnovabili alla messa in produzione di capi duraturi e senza sovrapproduzione, dalle iniziative a carattere sociale alla sensibilizzazione del consumatore finale verso una moda bella e buona.